Puntata 11) Casa Lavoro, Casa
Inizia cosi un nuovo stile di vita, fatto di lavoro, e di casa, molto spesso mentre ero a casa con mio papa’ si cercava di capire cosa serviva a casa con più urgenza, vsto che mancava tutto, ora avevo uno stipendio, che malgrado fosse misero mi permetteva di portare a casa con regolarità il cibo che serviva a comprare qualcosa per completare la casa e qualche capriccio, le sigarette per Papà ed un vecchio televisore usato, Sono riuscito persino a portare Papa’ che ci teneva parecchio, a fare un viaggio fino a Monfumo, a trovare il parroco che ci aveva tanto aiutato quando la nostra famiglia era in difficoltà. Prendendo diverse corriere ed infine un taxi con pochi soldi sono riuscito a portare mio Papa’ a trovare i suoi vecchi amici e conoscenti, fu una cosa che lo rese felice, e che riuscimmo a ripetere anche un poco di tempo dopo, mio Papa’ dovette camminare parecchio, ma anche se alla sera era stanco ne fu’ entusiasta. nei due anni in cui lavoravo in serigrafia, riuscii ad arredare un poco la casa, cambiai letti mio e di mio papa’, sostituendoli con un letto a castello di modo che in camera ci stesse anche un armadio ed un como’. In salotto comprai divano e poltrone nuove un mobile libreria, dove sistemai anche il vecchio televisore. Ora mio fratello non mi derideva più per le cose che compravo, anzi il divano lo usava per farsi dei bei pisolini. Comprai una cucina a gas un nuovo tavolo e con l’aiuto stavolta di mia sorella comprammo una nuova credenza.Andavo a lavorare a piedi erano solo tre chilometri, più tardi ho comprato anche un vecchio motorino, che usavo anche per andare in giro per i boschi. Le liti tra noi erano costanti, mi dava fastidio che mi trattassero senza rispetto e mi offendevano,mia sorella poi continuava a trattarmi come se fossi uno scemo, solo mio Papà continuava a dirmi di avere pazienza, ogni tanto mio fratello come suo solito dimenticava di pagare la bolletta della luce, e quindi dovevo andare io a pagare ed a far il giro degli uffici dell’ Enel per far riallacciare la linea. Il mio lavoro era poco pagato, non era un lavoro che mi piaceva era noioso,e chi doveva insegnarmi, non lo faceva e quindi dovevo semplicemente eseguire gli ordini senza imparare,nulla e il lavoro mi annoiava non avevo stimoli, malgrado fossi interessato La casa ora era molto più vivibile, si lavorava tutti, io e mio fratello a mezzogiorno tornavamo a casa a mangiare per ripartire al lavoro fino a sera, a casa rimaneva nostro padre, a cui avevo comprato un portafogli, e gli lasciavo un poco di denaro, di modo che se voleva poteva andare al bar di fronte casa a prendersi le sigarette o a bere qualcosa, ed anche se a volte la signora del bar lo truffava, perché lui ci vedeva poco, lasciavo a lui i soldi di modo che si sentisse un poco indipendente.La sera spesso prima di venire a casa mi fermavo a far la spesa per la famiglia, visto che mia sorella faceva esclusivamente la spesa per se ed il bambino, come se loro fossero un’altra famiglia mio fratello invece manco ci pensava, a volte a mezzogiorno arrivava a casa con il pranzo per tutti preso in una rosticceria in paese e quindi si mangiava o il pasticcio di lasagne, oppure il pollo arrosto. Le cose sembravano anche andare bene, ma mio fratello ne stava combinando un’altra delle sue…. a volte non pagava l’affitto, o almeno non era regolare ed il padroni di casa si arrabbiavano molto, e come sempre dovevo io andare a portare i soldi, prendendomi spesso i rimproveri. In generale però le cose erano migliorate, la casa era comoda e calda, e non mancava nulla. ogni tanto andavo a trovare Giovanni e famiglia oppure passavano loro a trovarmi, non ci siamo mai persi di vista, anche se ci si vedeva un poco meno.Luca e Lisa, stavano crescendo in maniera veloce, ed ogni tanto venivano a trovarmi con giovanni e Maria, e si andava sulla neve o a camminare da qualche parte. Poi un giorno mi portarono la loro gatta, perché loro abitavano in condominio, la gattina si chiamava Milly, e passò con me il resto della sua lunga vita. La Milly era una gattina di molti colori era dolcissima, e quando era a casa con giovanni e famiglia, si era lanciata dal terzo piano per uscire, da qui, pensarono giustamente di darla a me che abitavo in una casa con molto verde attorno. La Milly è stata la mia prima gatto, e mi a accompagnato fino al compimento dei suoi 21 anni, ed è stato il primo animale ad accompagnarmi, seguendomi in tante abitazioni, condividendo con me tante avventure. Dopo due anni in serigrafia, avevo deciso di cambiare lavoro, la serigrafia non mi piaceva, mi infastidivano i solventi e le vernici, ma decisi di cambiare dopo che il proprietario dell’azienda perse metà della proprietà giocando a poker, e ci siamo trovati con un nuovo datore di lavoro dalla mattina alla sera. Il nuovo proprietario era in gamba, e cominciò subito a ristrutturare l’azienda, ma io avevo paura che anche lui giocando a carte potesse mettere a repentaglio il lavoro e mi misi a girare per trovarne un altro, che mi desse anche uno stipendio migliore. Era un periodo di crisi e non era facile trovare lavoro, a quei tempi ci si presentava nelle aziende, di persona, per chiedere se avevano bisogno di personale,non serviva presentare il curriculum, si parlava direttamente con i datori di lavoro e loro se gli piacevi od erano interessati ti assumevano. La mia richiesta fu presa in considerazione da una fornace di mattoni, parlai con il proprietario, una persona squisita e molto educata, che malgrado io non avessi mai lavorato nel settore, mi assunse dicendomi che il lavoro mi sarebbe stato insegnato in azienda e che avevano bisogno di giovani da addestrare. Ero perplesso, mio fratello aveva lavorato da giovane in una fornace di mattoni, e mi aveva descritto un ambiente infernale.Infatti a casa quando gli dissi che stavo per cambiare lavoro, e che sarei andato a lavorare in fornace, mio fratello mi disse che ero matto che era un lavoro pesantissimo, sporco, che non sarei resistito nemmeno un’ora, e quindi cominciavo ad essere preoccupato, poi ho pensato che se non mi fossi trovato bene avrei potuto sempre cambiare, e mi sono tranquillizzato. Un lunedì quindi sono entrato in fornace, per fare il mio nuovo lavoro, e con mia grande sorpresa mi sono trovato subito bene, i miei nuovi colleghi erano tutti simpaticissimi, anche se quasi tutti di oltre cinquant’anni a parte un ragazzo giovane, erano tutti molto simpatici e rispettosi, e la giornata è passata velocemente, malgrado il lavoro fosse più pesante di quello che svolgevo in serigrafia, era molto interessante ed ogni cosa mi veniva insegnata mi veniva spiegata molto chiaramente, ho pensato fosse dovuto alla curiosità per la novità, ma anche nei giorni successivi il lavoro era se, un poco pesante, mi incuriosiva e mi piaceva, ogni tanto dovevo anche andare dove trafilavano i mattoni per preparare i pacchi che andavano in forno, era un lavoro pesante scaricare dai nastri i mattoni per preparare i pacchi che andavano in forno per la cottura, ma i signori che mi aiutavano erano gentili,e l’ambiente sembrava quasi divertente, inoltre quel continuo movimento di sollevamento sembrava più un allenamento per far muscoli, e non mi pesava nemmeno un poco. I lavori erano molti e diversi, e non mi annoiavo, con una compagnia di vecchietti che scherzavano e ridevano tutto il giorno, alla sera prima di andare a casa ci si fermava in un bar a bere qualcosa per chiacchierare e conoscerci meglio. Il proprietario della fornace, era una persona molto intelligente, ed aveva tantissimo rispetto per le persone che lavoravano per lui.la ditta si chiamava Carlo Cenacchi, che credo sia stato il papà dell’attuale proprietario Luigi.Non immaginavo che lavorare in una fornace fosse così interessante, e nel giro di pochi mesi fui messo a fare un lavoro indipendente, nel reparto spedizioni. il signor Luigi aveva comprato un impianto semiautomatico per confezionare i mattoni di modo che fossero pronti per essere caricati e mandati nei cantieri edili. Il prodotto della fornace Carlo Cenacchi, era un mattone diverso dagli altri, sembrava gesso, ed era molto utilizzato nelle ristrutturazioni a Venezia perché non assorbiva l’umidità.ora lavoravo da solo , ogni tanto tornavo dentro a dare una mano a scaricare i mattoni dal nastro, che mi piaceva mi sembra un allenamento, mentre a volte gli uomini che dentro scaricavano, se finivano presto il lavoro venivano nel mio reparto ad aiutarmi o a caricare i camion.Il primo stipendio mi sembrava quasi impossibile, avevo guadagnato un terzo in più che in serigrafia, ed ero felicissimo, ci rimase male solo mio fratello, che pensava me ne sarei andato dopo poco, io invece andavo a lavorare molto volentieri, non solo per lo stipendio ma anche perché imparavo cose sempre nuove, imparai ad usare i carrelli elevatori i trattori, le pale, mi spostavo i camion, ed avevo ormai capito come si facevano i mattoni che può sembrare una cosa da niente,ma invece é veramente un’arte. Dopo di me è arrivato un altro ragazzo, di poco più giovane di me, e diventammo grandi amici. A casa le cose andavano meglio, con i soldi in più che guadagnavo,ho comprato, anche una lavastoviglie, perché lavoravamo tutti ed a casa i piatti toccavano sempre a me, la comprai usata ma andava molto bene, e evitava di stare la sera a lavare i piatti. Poi ho cambiato la lavatrice,comprando una lava-asciugatrice, che oltre a lavare meglio e più biancheria, asciugando non serviva nemmeno più stirarla, ed in inverno potevamo avere la biancheria asciutta anche se fuori pioveva.Erano piccoli passi avanti per tutta la famiglia,che ci permettevano un poco di tempo libero.Il vecchio frigorifero pagato duemila lire, era rimasto nel suo cantuccio …..Ma una domenica mattina, mentre tutti cercavamo di fare tardi a letto per riposarci… mio nipote che ormai aveva quattro anni si alzo dal letto e scese in cucina, chissà, forse gli Angeli Custodi esistono veramente, io ero a letto , e lo sentii scendere le scale di legno, e mi alzai, un bambino da solo poteva farsi male, e quando arrivai in cucina lo trovai attaccato alla maniglia di metallo del frigorifero che stava per essere folgorato, la maniglia a quanto pare essendo di metallo, aveva scaricato la corrente attraverso il suo corpo e lui era scalzo…..ho velocemente staccato la spina, e preso in braccio il piccolo urlando, mia sorella si precipitò in salotto,e si prese un sacco di rimproveri da me, malgrado fosse più anziana stavolta la predica gliela feci io. Non era mai successo ed il frigo lo usavamo da almeno un anno, ma mai a piedi scalzi.Così il Lunedì finito il lavoro passai al negozio di casalinghi e comprai un nuovo frigorifero.Ormai le cose andavano abbastanza bene a casa, sembrava che tutto si fosse sistemato, io avevo cominciato a pensare anche ad una casa più grande ,più comoda, e con mio fratello ero riuscito a parlare di comprare la casa dove abitavamo, ingrandirla ristrutturarla, cominciavamo a pensare di fare qualcosa di grande, ma come sempre il diavolo ci mise la coda. Mio fratello molte volte non pagava l’affitto,ed i padroni di casa ora si erano stancati e gli avevano intimato lo sfratto, ma lui non ci aveva detto niente. Noi non sapendo nulla non ci siamo nemmeno preoccupati, e malgrado io fossi andato a vedere di trovare una casa più comoda, quando andavamo per vederla con lui o mia sorella, o non gli piaceva oppure era troppo lontana dal lavoro, mai che mi abbia detto quale era la situazione.In primavera grazie alle conoscenze di Giovanni, riuscii a portare mio papà per operarsi anche l’altro occhio da un chirurgo bravissimo, quando gli avevano operato il primo occhio di cataratta, era dovuto stare circa venti giorni in ospedale, mentre questo occhio lo operarono e lo mandarono a casa il giorno dopo, e mentre il primo occhio abbisognava di lenti il secondo non servivano, miracoli dell’evoluzione in pochi anni della chirurgia oftalmica,e così anche mio papà migliorò la sua vista.Mia sorella lavorava in una fabrica di suole ed al mattino portava mio nipote da una signora che lo teneva fino a sera, il sabato e la domenica stava con me e mio padre, perché spesso mia sorella andava fuori con i suoi amici. Mio nipote stava volentieri con noi, lo coccolavamo e giocavamo con lui…poi quando tornava mia sorella all sera, cambiava, e ci faceva i dispetti, era molto condizionato da sua mamma, che ci trattava male e con maleducazione, ed anche lui in sua presenza copiava il comportamento di sua mamma.In quel periodo le cose andavano bene, anche mio fratello si trovò una ragazza , con grande soddisfazione di mio papà che ci teneva tantissimo a vederlo sposato. mia sorella invece aveva uno spasimante un signore di nome Daniele che se ne era innamorato, e che veniva spesso a trovarla, portando regali anche a mio nipote. Mia sorella aveva però un brutto carattere, ed era molto fredda nei suoi confronti. Più tardi cominciarono anche ad uscire assieme, e Daniele mi confesso che avrebbe voluto sposarla, io gli risposi che ne ero felice, ed era vero, ma gli dissi anche che mia sorella aveva un brutto carattere, e non sarebbe stato facile… io con lei ne avevo passate di tutti i colori, e le offese che ho dovuto sopportare erano tantissime, ma speravo tanto che anche lei potesse cambiare, e farsi una vita serena.Mio padre era felice perché sperava di vedere sia mio fratello che mia sorella sistemati, ma anche lui era preoccupato per il caratteraccio di mia sorella che non aiutava. Poi un giorno mio fratello passando per casa presento’ la sua ragazza a mio padre, rendendolo felice, tanto che quel giorno non fece altro che parlarmi di quanto era bella e quanto fosse felice di averla conosciuta, mio fratello lo aveva reso felicissimo, non avevo mai visto mio papà cosi felice, e mi sorprese, non immaginavo ci tenesse così tanto a vedere mio fratello sposato. Noi in casa non avevamo doccia o vasca e si faceva il bagno nel mastello, io aiutavo mio papà a farsi il bagno, e cominciai a notare che mio papà era dimagrito tanto, ma lui mi sembrava stesse bene, e non gli dissi nulla del fatto che era dimagrito, e pensai che fosse dovuto al fatto che col caldo in estate era abbastanza normale che dimagrisse, ma mangiava con appetito, e mi sembrava tranquillo, nel frattempo però mi ero preoccupato un poco, ma non volevo dirgli nulla….ma lo controllavo ed ogni volta che lo aiutavo a farsi il bagno lo guardavo per capire, avrei dovuto comprare una bilancia, e controllare, ma temevo di essere troppo apprensivo e per un poco lasciai perdere, non volevo rompergli le scatole. Un giorno però notai che dopo mangiato mio papa di nascosto usciva per sputare, e con il passare del tempo mi resi conto che ogni volta che mangiava, poi usciva per sputare. Aiutandolo a lavarsi poi, mi resi conto che continuava a dimagrire, e decisi che era meglio andare a farlo visitare dal medico , ormai era chiaro che era dimagrito troppo, stava diventando pelle e ossa. E cosi’ chiesi a mio fratello di accompagnarci dal medico. Il nostro medico era giovane ma come tutti i medici di una volta era molto bravo, una volta i medici erano molto preparati, e ti visitavano, ed infatti dopo la visita il medico mi chiamo in un angolo e mi disse che secondo lui mio papà aveva un tumore, secondo lui localizzato nello stomaco, e che era da portare subito in ospedale, perché sicuramente era già ad uno stadio avanzato. A pensarci bene, oggi il medico ti manda a fare le analisi, e malgrado queste , non riesce a capire quale sia il problema, i medici di allora lo capivano visitando il paziente. Ed il giorno dopo preparata la borsa con le cose che gli sarebbero servite , io mio fratello portammo nostro padre in ospedale a Pederobba, che era un piccolo ospedale,non lontano da casa. Non mi rendevo conto naturalmente della gravitò della malattia di mio papà, e non credo che nemmeno mio fratello lo avesse capito, ma si contava molto sui medici e sulla loro bravura. In ospedale quella settimana gli infermieri ci davano buone notizie, e mio papà aveva recuperato anche un poco di peso, e non era preoccupato, anzi….. lui si sentiva tornare le forze. Il medico mi disse che lo avrebbero mandato in un altro ospedale a Montebelluna, che era molto più attrezzato e che forse se serviva li avevano tutte le attrezzature per curarlo. La settimana successiva venne trasferito nell’ospedale di Montebelluna, che era un pò più lontano. Mio padre fu trasferito in chirurgia a Montebelluna e quindi io e mio fratello siamo stati a colloquio con il primario, che ci disse che mio papà doveva essere operato, e che era necessario asportare parte dello stomaco, aveva un tumore che si era sviluppato lungo una vecchia cicatrice di una vecchia operazione. Ci disse che l’operazione non era complicata, ma avrebbero asportato la gran parte dello stomaco, e lui avrebbe dovuto mangiare in maniera diversa. Noi chiedemmo un paio di giorni di tempo per vedere se si poteva trovare qualche ospedale più specializzato per questo tipo di malattia. Ce ne tornammo a casa in auto abbiamo discusso molto, ora avevamo capito che la cosa era grave e complicata e bisognava cercare per quanto possibile di trovare la soluzione migliore per curare mio papà. Il giorno dopo tornai al lavoro con l’idea di andare dal medico di famiglia la sera, dopo il lavoro, per vedere se poteva suggerirci cosa fosse il caso di fare in questa situazione. Alle dieci del mattino chiamarono dall’ospedale nella mia azienda per informarmi che avevano già operato mio papò, il mattino, e che ora doveva essere assistito. Io speravo di essere stato chiaro con i medici, volevo vedere quale fosse la cosa migliore da fare per mio papà, ed avevo chiesto un giorno per chiarirmi le idee…..Ma il primario aveva deciso di operarlo subito. Protestai con il primario, anche perché non avevo firmato nessuna liberatoria per l’operazione, ma egli mi rispose che la liberatoria la aveva già fatta firmare a a mio papà, mi sentii preso in giro, ed avevo paura che non fosse la cosa giusta, mio papà aveva sofferto tantissimo nella sua vita, volevo avesse le cure migliori, ma oramai era fatta, e dopo la sfuriata con il primario andai in reparto ad assistere mio papà, con la garanzia del primario che l’operazione era riuscita perfettamente e che nel giro di un paio di settimane mio papà sarebbe stato di nuovo in piedi come nuovo. Nel pomeriggio mio papà si era svegliato ed aveva dolori fortissimi, gli calmarono i dolori, ma io ero preoccupato, nel reparto c’erano tantissimi operati, ma non mi sembrava un reparto di chirurgia, ma un laboratorio di sperimentazione. Ad alcuni pazienti avevano trapiantato lo stomaco di animali, e durante le medicazioni dei pazienti gli urli che arrivavano in reparto erano agghiaccianti, ero terrorizzato. Stavo giorno e notte su una sedia vicino a mio papà, ogni tanto mentre lui dormiva scendevo al bar a prendere qualcosa da mangiare, poi la terza sera la suora del reparto mi disse che mi avrebbero portato da mangiare la sera cosi potevo stare vicino a mio papà. Un giorno mio fratello mi venne a dare il cambio, dandomi cosi una giornata per poter riposare. La sera quando tornai in ospedale nostro padre sembrava essere peggiorato ed anche mio fratello era molto preoccupato.Ne parlammo in corridoio, ed anche lui confidò le sue paure, in quel momento ci sentimmo molto legati, le paure per nostro padre, per un momento ci avevano avvinato. Durante la mia permanenza in ospedale con mio papà si parlava del più e del meno, ma una sera mio papà, mi fece un discorso che non potrò mai dimenticare. stavo facendo progetti per quando sarebbe tornato a casa, ma appena ebbi finito, lui con calma, ma con tantissima lucidità e con ancora più sicurezza mi disse che non sarebbe tornato a casa ” io devo morire ” mi disse, lasciandomi con un palmo di naso…tentai di spiegargli che stava andando tutto bene, me lo aveva assicurato il primario, ma lui con voce ferma e decisa come non aveva mai fatto fino ad allora continuò “Mi dispiace di non vedere il matrimonio di tuo fratello, mi sarebbe piaciuto accompagnarlo all’altare, ma sono contento, sono sicuro che voi due vi arrangerete e ce la farete, di te posso fidarmi, mi raccomando date una mano a tua sorella che ne ha bisogno, e tenete d’occhio lei ed il bambino che hanno bisogno di aiuto ” Lo disse con tanta sicurezza che in quel momento non mi sembrava nemmeno lui, per un attimo sembrava ispirato da Dio, io cercai, di sdrammatizzare , ma ero sicuro che sapeva quello che diceva. Non ne parlai con mio fratello che la sera ogni tanto veniva a trovarci in ospedale, con grande gioia di mio papà. Nei giorni seguenti infatti non migliorava, anzi era sempre più stanco e debilitato. un mattino andai a casa, per riposare un poco, ma appena messo piede in casa saranno state le 7 del mattino, mio fratello era ancora a casa, l’ospedale chiamò il bar davanti casa e ci disse di andare subito in ospedale che mio papà stava morendo. Con mio fratello andammo di corsa in reparto, avevano appena portato mio papà in una stanza da solo, era pallido e respirava a fatica, gli presi la mano, ed in quel momento spirò…la sua testa mi sembrò diventare luminosa, capii che se ne era andato uscii ed avvisai anche mio fratello, ci fermammo un poco al capezzale poi con calma in silenzio ci avviammo in reparto per prendere le sue cose. Tutto era diverso ora, il viaggio verso casa lo facemmo in silenzio con le lacrime agli occhi, mio fratello amava molto nostro padre, anche se a volte non lo dimostrava, mia sorella alla sera quando lo seppe non fece commenti. I giorni successivi, io e mio fratello ci occupammo del funerale e della sepoltura, mio fratello organizzò il funerale, io mi feci carico dei documenti e della sepoltura. Facemmo seppellire mio Papà a monfumo, come lui desiderava. Poi dopo averlo sepolto nostro, tornammo a casa, ma erano cambiate tante cose, io non avevo più nessun motivo per rimanere in quella casa, e cominciai a pensare di andarmene altrove. Niente mi legava più a quella casa,a quella famiglia.