La Sicilia ed il terremoto del Bellice

Sono stato in Sicilia quest’anno e la ho girata per lungo ed in largo per ben tre mesi, regione bellissima e piena di storia, ma io ho voluto vedere come è oggi il Bellice, qui’ non scrivo molto, preferisco lasciare la parola alle immagini, sono le foto di Gibellina,e del Cretto di Borri, per il resto, cercherò di fare un altro video, ma lascio solo un commento……Se avete occasione, andateli a vedere, è un bel tuffo nell’arte.

Spero si capisca che il viaggio lo ho fatto durante l’inverno infatti il paesaggio è di un verde brillante con molti fiori, in estate diventa tutto brullo, e l’erba sarebbe secca. consiglio di andare in inverno oppure in primavera per godere meglio dei paesaggi che la Sicilia offre.

E Vai

Puntata 11) Casa Lavoro, Casa

Inizia cosi un nuovo stile di vita, fatto di lavoro, e di casa, molto spesso mentre ero a casa con mio papa’ si cercava di capire cosa serviva a casa con più urgenza, vsto che mancava tutto, ora avevo uno stipendio, che malgrado fosse misero mi permetteva di portare a casa con regolarità il cibo che serviva a comprare qualcosa per completare la casa e qualche capriccio, le sigarette per Papà ed un vecchio televisore usato, Sono riuscito persino a portare Papa’ che ci teneva parecchio, a fare un viaggio fino a Monfumo, a trovare il parroco che ci aveva tanto aiutato quando la nostra famiglia era in difficoltà. Prendendo diverse corriere ed infine un taxi con pochi soldi sono riuscito a portare mio Papa’ a trovare i suoi vecchi amici e conoscenti, fu una cosa che lo rese felice, e che riuscimmo a ripetere anche un poco di tempo dopo, mio Papa’ dovette camminare parecchio, ma anche se alla sera era stanco ne fu’ entusiasta. nei due anni in cui lavoravo in serigrafia, riuscii ad arredare un poco la casa, cambiai letti mio e di mio papa’, sostituendoli con un letto a castello di modo che in camera ci stesse anche un armadio ed un como’. In salotto comprai divano e poltrone nuove un mobile libreria, dove sistemai anche il vecchio televisore. Ora mio fratello non mi derideva più per le cose che compravo, anzi il divano lo usava per farsi dei bei pisolini. Comprai una cucina a gas un nuovo tavolo e con l’aiuto stavolta di mia sorella comprammo una nuova credenza.Andavo a lavorare a piedi erano solo tre chilometri, più tardi ho comprato anche un vecchio motorino, che usavo anche per andare in giro per i boschi. Le liti tra noi erano costanti, mi dava fastidio che mi trattassero senza rispetto e mi offendevano,mia sorella poi continuava a trattarmi come se fossi uno scemo, solo mio Papà continuava a dirmi di avere pazienza, ogni tanto mio fratello come suo solito dimenticava di pagare la bolletta della luce, e quindi dovevo andare io a pagare ed a far il giro degli uffici dell’ Enel per far riallacciare la linea. Il mio lavoro era poco pagato, non era un lavoro che mi piaceva era noioso,e chi doveva insegnarmi, non lo faceva e quindi dovevo semplicemente eseguire gli ordini senza imparare,nulla e il lavoro mi annoiava non avevo stimoli, malgrado fossi interessato La casa ora era molto più vivibile, si lavorava tutti, io e mio fratello a mezzogiorno tornavamo a casa a mangiare per ripartire al lavoro fino a sera, a casa rimaneva nostro padre, a cui avevo comprato un portafogli, e gli lasciavo un poco di denaro, di modo che se voleva poteva andare al bar di fronte casa a prendersi le sigarette o a bere qualcosa, ed anche se a volte la signora del bar lo truffava, perché lui ci vedeva poco, lasciavo a lui i soldi di modo che si sentisse un poco indipendente.La sera spesso prima di venire a casa mi fermavo a far la spesa per la famiglia, visto che mia sorella faceva esclusivamente la spesa per se ed il bambino, come se loro fossero un’altra famiglia mio fratello invece manco ci pensava, a volte a mezzogiorno arrivava a casa con il pranzo per tutti preso in una rosticceria in paese e quindi si mangiava o il pasticcio di lasagne, oppure il pollo arrosto. Le cose sembravano anche andare bene, ma mio fratello ne stava combinando un’altra delle sue…. a volte non pagava l’affitto, o almeno non era regolare ed il padroni di casa si arrabbiavano molto, e come sempre dovevo io andare a portare i soldi, prendendomi spesso i rimproveri. In generale però le cose erano migliorate, la casa era comoda e calda, e non mancava nulla. ogni tanto andavo a trovare Giovanni e famiglia oppure passavano loro a trovarmi, non ci siamo mai persi di vista, anche se ci si vedeva un poco meno.Luca e Lisa, stavano crescendo in maniera veloce, ed ogni tanto venivano a trovarmi con giovanni e Maria, e si andava sulla neve o a camminare da qualche parte. Poi un giorno mi portarono la loro gatta, perché loro abitavano in condominio, la gattina si chiamava Milly, e passò con me il resto della sua lunga vita. La Milly era una gattina di molti colori era dolcissima, e quando era a casa con giovanni e famiglia, si era lanciata dal terzo piano per uscire, da qui, pensarono giustamente di darla a me che abitavo in una casa con molto verde attorno. La Milly è stata la mia prima gatto, e mi a accompagnato fino al compimento dei suoi 21 anni, ed è stato il primo animale ad accompagnarmi, seguendomi in tante abitazioni, condividendo con me tante avventure. Dopo due anni in serigrafia, avevo deciso di cambiare lavoro, la serigrafia non mi piaceva, mi infastidivano i solventi e le vernici, ma decisi di cambiare dopo che il proprietario dell’azienda perse metà della proprietà giocando a poker, e ci siamo trovati con un nuovo datore di lavoro dalla mattina alla sera. Il nuovo proprietario era in gamba, e cominciò subito a ristrutturare l’azienda, ma io avevo paura che anche lui giocando a carte potesse mettere a repentaglio il lavoro e mi misi a girare per trovarne un altro, che mi desse anche uno stipendio migliore. Era un periodo di crisi e non era facile trovare lavoro, a quei tempi ci si presentava nelle aziende, di persona, per chiedere se avevano bisogno di personale,non serviva presentare il curriculum, si parlava direttamente con i datori di lavoro e loro se gli piacevi od erano interessati ti assumevano. La mia richiesta fu presa in considerazione da una fornace di mattoni, parlai con il proprietario, una persona squisita e molto educata, che malgrado io non avessi mai lavorato nel settore, mi assunse dicendomi che il lavoro mi sarebbe stato insegnato in azienda e che avevano bisogno di giovani da addestrare. Ero perplesso, mio fratello aveva lavorato da giovane in una fornace di mattoni, e mi aveva descritto un ambiente infernale.Infatti a casa quando gli dissi che stavo per cambiare lavoro, e che sarei andato a lavorare in fornace, mio fratello mi disse che ero matto che era un lavoro pesantissimo, sporco, che non sarei resistito nemmeno un’ora, e quindi cominciavo ad essere preoccupato, poi ho pensato che se non mi fossi trovato bene avrei potuto sempre cambiare, e mi sono tranquillizzato. Un lunedì quindi sono entrato in fornace, per fare il mio nuovo lavoro, e con mia grande sorpresa mi sono trovato subito bene, i miei nuovi colleghi erano tutti simpaticissimi, anche se quasi tutti di oltre cinquant’anni a parte un ragazzo giovane, erano tutti molto simpatici e rispettosi, e la giornata è passata velocemente, malgrado il lavoro fosse più pesante di quello che svolgevo in serigrafia, era molto interessante ed ogni cosa mi veniva insegnata mi veniva spiegata molto chiaramente, ho pensato fosse dovuto alla curiosità per la novità, ma anche nei giorni successivi il lavoro era se, un poco pesante, mi incuriosiva e mi piaceva, ogni tanto dovevo anche andare dove trafilavano i mattoni per preparare i pacchi che andavano in forno, era un lavoro pesante scaricare dai nastri i mattoni per preparare i pacchi che andavano in forno per la cottura, ma i signori che mi aiutavano erano gentili,e l’ambiente sembrava quasi divertente, inoltre quel continuo movimento di sollevamento sembrava più un allenamento per far muscoli, e non mi pesava nemmeno un poco. I lavori erano molti e diversi, e non mi annoiavo, con una compagnia di vecchietti che scherzavano e ridevano tutto il giorno, alla sera prima di andare a casa ci si fermava in un bar a bere qualcosa per chiacchierare e conoscerci meglio. Il proprietario della fornace, era una persona molto intelligente, ed aveva tantissimo rispetto per le persone che lavoravano per lui.la ditta si chiamava Carlo Cenacchi, che credo sia stato il papà dell’attuale proprietario Luigi.Non immaginavo che lavorare in una fornace fosse così interessante, e nel giro di pochi mesi fui messo a fare un lavoro indipendente, nel reparto spedizioni. il signor Luigi aveva comprato un impianto semiautomatico per confezionare i mattoni di modo che fossero pronti per essere caricati e mandati nei cantieri edili. Il prodotto della fornace Carlo Cenacchi, era un mattone diverso dagli altri, sembrava gesso, ed era molto utilizzato nelle ristrutturazioni a Venezia perché non assorbiva l’umidità.ora lavoravo da solo , ogni tanto tornavo dentro a dare una mano a scaricare i mattoni dal nastro, che mi piaceva mi sembra un allenamento, mentre a volte gli uomini che dentro scaricavano, se finivano presto il lavoro venivano nel mio reparto ad aiutarmi o a caricare i camion.Il primo stipendio mi sembrava quasi impossibile, avevo guadagnato un terzo in più che in serigrafia, ed ero felicissimo, ci rimase male solo mio fratello, che pensava me ne sarei andato dopo poco, io invece andavo a lavorare molto volentieri, non solo per lo stipendio ma anche perché imparavo cose sempre nuove, imparai ad usare i carrelli elevatori i trattori, le pale, mi spostavo i camion, ed avevo ormai capito come si facevano i mattoni che può sembrare una cosa da niente,ma invece é veramente un’arte. Dopo di me è arrivato un altro ragazzo, di poco più giovane di me, e diventammo grandi amici. A casa le cose andavano meglio, con i soldi in più che guadagnavo,ho comprato, anche una lavastoviglie, perché lavoravamo tutti ed a casa i piatti toccavano sempre a me, la comprai usata ma andava molto bene, e evitava di stare la sera a lavare i piatti. Poi ho cambiato la lavatrice,comprando una lava-asciugatrice, che oltre a lavare meglio e più biancheria, asciugando non serviva nemmeno più stirarla, ed in inverno potevamo avere la biancheria asciutta anche se fuori pioveva.Erano piccoli passi avanti per tutta la famiglia,che ci permettevano un poco di tempo libero.Il vecchio frigorifero pagato duemila lire, era rimasto nel suo cantuccio …..Ma una domenica mattina, mentre tutti cercavamo di fare tardi a letto per riposarci… mio nipote che ormai aveva quattro anni si alzo dal letto e scese in cucina, chissà, forse gli Angeli Custodi esistono veramente, io ero a letto , e lo sentii scendere le scale di legno, e mi alzai, un bambino da solo poteva farsi male, e quando arrivai in cucina lo trovai attaccato alla maniglia di metallo del frigorifero che stava per essere folgorato, la maniglia a quanto pare essendo di metallo, aveva scaricato la corrente attraverso il suo corpo e lui era scalzo…..ho velocemente staccato la spina, e preso in braccio il piccolo urlando, mia sorella si precipitò in salotto,e si prese un sacco di rimproveri da me, malgrado fosse più anziana stavolta la predica gliela feci io. Non era mai successo ed il frigo lo usavamo da almeno un anno, ma mai a piedi scalzi.Così il Lunedì finito il lavoro passai al negozio di casalinghi e comprai un nuovo frigorifero.Ormai le cose andavano abbastanza bene a casa, sembrava che tutto si fosse sistemato, io avevo cominciato a pensare anche ad una casa più grande ,più comoda, e con mio fratello ero riuscito a parlare di comprare la casa dove abitavamo, ingrandirla ristrutturarla, cominciavamo a pensare di fare qualcosa di grande, ma come sempre il diavolo ci mise la coda. Mio fratello molte volte non pagava l’affitto,ed i padroni di casa ora si erano stancati e gli avevano intimato lo sfratto, ma lui non ci aveva detto niente. Noi non sapendo nulla non ci siamo nemmeno preoccupati, e malgrado io fossi andato a vedere di trovare una casa più comoda, quando andavamo per vederla con lui o mia sorella, o non gli piaceva oppure era troppo lontana dal lavoro, mai che mi abbia detto quale era la situazione.In primavera grazie alle conoscenze di Giovanni, riuscii a portare mio papà per operarsi anche l’altro occhio da un chirurgo bravissimo, quando gli avevano operato il primo occhio di cataratta, era dovuto stare circa venti giorni in ospedale, mentre questo occhio lo operarono e lo mandarono a casa il giorno dopo, e mentre il primo occhio abbisognava di lenti il secondo non servivano, miracoli dell’evoluzione in pochi anni della chirurgia oftalmica,e così anche mio papà migliorò la sua vista.Mia sorella lavorava in una fabrica di suole ed al mattino portava mio nipote da una signora che lo teneva fino a sera, il sabato e la domenica stava con me e mio padre, perché spesso mia sorella andava fuori con i suoi amici. Mio nipote stava volentieri con noi, lo coccolavamo e giocavamo con lui…poi quando tornava mia sorella all sera, cambiava, e ci faceva i dispetti, era molto condizionato da sua mamma, che ci trattava male e con maleducazione, ed anche lui in sua presenza copiava il comportamento di sua mamma.In quel periodo le cose andavano bene, anche mio fratello si trovò una ragazza , con grande soddisfazione di mio papà che ci teneva tantissimo a vederlo sposato. mia sorella invece aveva uno spasimante un signore di nome Daniele che se ne era innamorato, e che veniva spesso a trovarla, portando regali anche a mio nipote. Mia sorella aveva però un brutto carattere, ed era molto fredda nei suoi confronti. Più tardi cominciarono anche ad uscire assieme, e Daniele mi confesso che avrebbe voluto sposarla, io gli risposi che ne ero felice, ed era vero, ma gli dissi anche che mia sorella aveva un brutto carattere, e non sarebbe stato facile… io con lei ne avevo passate di tutti i colori, e le offese che ho dovuto sopportare erano tantissime, ma speravo tanto che anche lei potesse cambiare, e farsi una vita serena.Mio padre era felice perché sperava di vedere sia mio fratello che mia sorella sistemati, ma anche lui era preoccupato per il caratteraccio di mia sorella che non aiutava. Poi un giorno mio fratello passando per casa presento’ la sua ragazza a mio padre, rendendolo felice, tanto che quel giorno non fece altro che parlarmi di quanto era bella e quanto fosse felice di averla conosciuta, mio fratello lo aveva reso felicissimo, non avevo mai visto mio papà cosi felice, e mi sorprese, non immaginavo ci tenesse così tanto a vedere mio fratello sposato. Noi in casa non avevamo doccia o vasca e si faceva il bagno nel mastello, io aiutavo mio papà a farsi il bagno, e cominciai a notare che mio papà era dimagrito tanto, ma lui mi sembrava stesse bene, e non gli dissi nulla del fatto che era dimagrito, e pensai che fosse dovuto al fatto che col caldo in estate era abbastanza normale che dimagrisse, ma mangiava con appetito, e mi sembrava tranquillo, nel frattempo però mi ero preoccupato un poco, ma non volevo dirgli nulla….ma lo controllavo ed ogni volta che lo aiutavo a farsi il bagno lo guardavo per capire, avrei dovuto comprare una bilancia, e controllare, ma temevo di essere troppo apprensivo e per un poco lasciai perdere, non volevo rompergli le scatole. Un giorno però notai che dopo mangiato mio papa di nascosto usciva per sputare, e con il passare del tempo mi resi conto che ogni volta che mangiava, poi usciva per sputare. Aiutandolo a lavarsi poi, mi resi conto che continuava a dimagrire, e decisi che era meglio andare a farlo visitare dal medico , ormai era chiaro che era dimagrito troppo, stava diventando pelle e ossa. E cosi’ chiesi a mio fratello di accompagnarci dal medico. Il nostro medico era giovane ma come tutti i medici di una volta era molto bravo, una volta i medici erano molto preparati, e ti visitavano, ed infatti dopo la visita il medico mi chiamo in un angolo e mi disse che secondo lui mio papà aveva un tumore, secondo lui localizzato nello stomaco, e che era da portare subito in ospedale, perché sicuramente era già ad uno stadio avanzato. A pensarci bene, oggi il medico ti manda a fare le analisi, e malgrado queste , non riesce a capire quale sia il problema, i medici di allora lo capivano visitando il paziente. Ed il giorno dopo preparata la borsa con le cose che gli sarebbero servite , io mio fratello portammo nostro padre in ospedale a Pederobba, che era un piccolo ospedale,non lontano da casa. Non mi rendevo conto naturalmente della gravitò della malattia di mio papà, e non credo che nemmeno mio fratello lo avesse capito, ma si contava molto sui medici e sulla loro bravura. In ospedale quella settimana gli infermieri ci davano buone notizie, e mio papà aveva recuperato anche un poco di peso, e non era preoccupato, anzi….. lui si sentiva tornare le forze. Il medico mi disse che lo avrebbero mandato in un altro ospedale a Montebelluna, che era molto più attrezzato e che forse se serviva li avevano tutte le attrezzature per curarlo. La settimana successiva venne trasferito nell’ospedale di Montebelluna, che era un pò più lontano. Mio padre fu trasferito in chirurgia a Montebelluna e quindi io e mio fratello siamo stati a colloquio con il primario, che ci disse che mio papà doveva essere operato, e che era necessario asportare parte dello stomaco, aveva un tumore che si era sviluppato lungo una vecchia cicatrice di una vecchia operazione. Ci disse che l’operazione non era complicata, ma avrebbero asportato la gran parte dello stomaco, e lui avrebbe dovuto mangiare in maniera diversa. Noi chiedemmo un paio di giorni di tempo per vedere se si poteva trovare qualche ospedale più specializzato per questo tipo di malattia. Ce ne tornammo a casa in auto abbiamo discusso molto, ora avevamo capito che la cosa era grave e complicata e bisognava cercare per quanto possibile di trovare la soluzione migliore per curare mio papà. Il giorno dopo tornai al lavoro con l’idea di andare dal medico di famiglia la sera, dopo il lavoro, per vedere se poteva suggerirci cosa fosse il caso di fare in questa situazione. Alle dieci del mattino chiamarono dall’ospedale nella mia azienda per informarmi che avevano già operato mio papò, il mattino, e che ora doveva essere assistito. Io speravo di essere stato chiaro con i medici, volevo vedere quale fosse la cosa migliore da fare per mio papà, ed avevo chiesto un giorno per chiarirmi le idee…..Ma il primario aveva deciso di operarlo subito. Protestai con il primario, anche perché non avevo firmato nessuna liberatoria per l’operazione, ma egli mi rispose che la liberatoria la aveva già fatta firmare a a mio papà, mi sentii preso in giro, ed avevo paura che non fosse la cosa giusta, mio papà aveva sofferto tantissimo nella sua vita, volevo avesse le cure migliori, ma oramai era fatta, e dopo la sfuriata con il primario andai in reparto ad assistere mio papà, con la garanzia del primario che l’operazione era riuscita perfettamente e che nel giro di un paio di settimane mio papà sarebbe stato di nuovo in piedi come nuovo. Nel pomeriggio mio papà si era svegliato ed aveva dolori fortissimi, gli calmarono i dolori, ma io ero preoccupato, nel reparto c’erano tantissimi operati, ma non mi sembrava un reparto di chirurgia, ma un laboratorio di sperimentazione. Ad alcuni pazienti avevano trapiantato lo stomaco di animali, e durante le medicazioni dei pazienti gli urli che arrivavano in reparto erano agghiaccianti, ero terrorizzato. Stavo giorno e notte su una sedia vicino a mio papà, ogni tanto mentre lui dormiva scendevo al bar a prendere qualcosa da mangiare, poi la terza sera la suora del reparto mi disse che mi avrebbero portato da mangiare la sera cosi potevo stare vicino a mio papà. Un giorno mio fratello mi venne a dare il cambio, dandomi cosi una giornata per poter riposare. La sera quando tornai in ospedale nostro padre sembrava essere peggiorato ed anche mio fratello era molto preoccupato.Ne parlammo in corridoio, ed anche lui confidò le sue paure, in quel momento ci sentimmo molto legati, le paure per nostro padre, per un momento ci avevano avvinato. Durante la mia permanenza in ospedale con mio papà si parlava del più e del meno, ma una sera mio papà, mi fece un discorso che non potrò mai dimenticare. stavo facendo progetti per quando sarebbe tornato a casa, ma appena ebbi finito, lui con calma, ma con tantissima lucidità e con ancora più sicurezza mi disse che non sarebbe tornato a casa ” io devo morire ” mi disse, lasciandomi con un palmo di naso…tentai di spiegargli che stava andando tutto bene, me lo aveva assicurato il primario, ma lui con voce ferma e decisa come non aveva mai fatto fino ad allora continuò “Mi dispiace di non vedere il matrimonio di tuo fratello, mi sarebbe piaciuto accompagnarlo all’altare, ma sono contento, sono sicuro che voi due vi arrangerete e ce la farete, di te posso fidarmi, mi raccomando date una mano a tua sorella che ne ha bisogno, e tenete d’occhio lei ed il bambino che hanno bisogno di aiuto ” Lo disse con tanta sicurezza che in quel momento non mi sembrava nemmeno lui, per un attimo sembrava ispirato da Dio, io cercai, di sdrammatizzare , ma ero sicuro che sapeva quello che diceva. Non ne parlai con mio fratello che la sera ogni tanto veniva a trovarci in ospedale, con grande gioia di mio papà. Nei giorni seguenti infatti non migliorava, anzi era sempre più stanco e debilitato. un mattino andai a casa, per riposare un poco, ma appena messo piede in casa saranno state le 7 del mattino, mio fratello era ancora a casa, l’ospedale chiamò il bar davanti casa e ci disse di andare subito in ospedale che mio papà stava morendo. Con mio fratello andammo di corsa in reparto, avevano appena portato mio papà in una stanza da solo, era pallido e respirava a fatica, gli presi la mano, ed in quel momento spirò…la sua testa mi sembrò diventare luminosa, capii che se ne era andato uscii ed avvisai anche mio fratello, ci fermammo un poco al capezzale poi con calma in silenzio ci avviammo in reparto per prendere le sue cose. Tutto era diverso ora, il viaggio verso casa lo facemmo in silenzio con le lacrime agli occhi, mio fratello amava molto nostro padre, anche se a volte non lo dimostrava, mia sorella alla sera quando lo seppe non fece commenti. I giorni successivi, io e mio fratello ci occupammo del funerale e della sepoltura, mio fratello organizzò il funerale, io mi feci carico dei documenti e della sepoltura. Facemmo seppellire mio Papà a monfumo, come lui desiderava. Poi dopo averlo sepolto nostro, tornammo a casa, ma erano cambiate tante cose, io non avevo più nessun motivo per rimanere in quella casa, e cominciai a pensare di andarmene altrove. Niente mi legava più a quella casa,a quella famiglia.

Pasta con formaggio Morlacco e noci

Questo è un tipico formaggio della zona del Grappa, ed ha una storia molto speciale. Quando le mucche vanno in alpeggio nel monte Grappa in primavera, mangiando le prime erbe fresche e saporite, producono un latte dal sapore diverso, con questo latte si fà il Morlacco ,tipico formaggio primaverile della zona del Grappa. Questa ricetta usa appunto questo formaggio, e le noci gratugiate.

dosi:

Pasta, io ho usato le penne circa 90 grammi a persona

formaggio Morlacco circa 70 grammi a persona, di quello non troppo salato

noci, almeno una noce a persona

panna un cucchiaio circa a persona

olio di oliva extravergine

cipolla ed aglio a piacere

Sviluppo:

in un pentolino faccio soffriggere un poca di cipolla, e se piace un poco di aglio, a

doratura ultimata ci aggiungo la panna e faccio cuocere due minuti.a parte su un tagliere faccio a pezzetti piccoli il Morlacco,. Grattugio le noci il più fine possibile, e le metto in una terrina col il Morlacco, mescolando bene in modo che la polvere di noci si amalgami con il Morlacco.In una pentola faccio cuocere la pasta, e una volta cotta la scolo dell’acqua e la metto calda sulla terrina dove avevo messo il Morlacco e le noci e ci aggiungo la panna, mescolando di modo che il tutto si amalgami, la pasta è pronta….Buon appetito

  • CucinaItaliana

Ingredienti

Strumenti

Passaggi

Un grande cambiamento

10 puntata ) Stavolta la mia vita cambiava in maniera drastica

Durante l’estate, mentre mi preparavo per gli esami di recupero in matematica con l’aiuto di Giovanni, finito il lavoro di imbianchino, nel tempo libero andavo in bicicletta con Luisa che era ormai diventata la mia sorellina,andavamo in giro per le vie di Treviso, e ci divertivamo moltissimo, andavamo con la ” graziella” della mamma, io sulla sella e Luisa in piedi sul porta pacchi, Un giorno Giovanni a mezzogiorno, tornato dal lavoro, trovò una sorpresa nella posta, era una lettera del’istituto con un conto da pagare. Era strano che l’istituto mandasse il conto a Giovanni, la retta per la mia permanenza in istituto era totalmente a carico dell’ente che si occupava degli orfani, e quindi Giovanni rimase allibito che mandassero a lui il conto. Naturalmente si rivolse al direttore dell’istituto, che lo informò che l’ente aveva cambiato le regole, e che ora pagava parte della retta, praticamente quasi tutta, ma una parte la mandava direttamente tramite posta a me, che dovevo compensare il resto con i soldi che mi arrivavano a casa. Io però non avevo ricevuto niente e quindi Giovanni dovette parlare con i responsabili dell’ente che gli dissero che i soldi li avevano mandati a nome mio a casa mia.Un giorno andammo a casa mia, perché Giovanni era molto attento a queste cose, ed era una persona molto pignola, ci andammo con il direttore dell’istituto, e parlammo con mia sorella che ci ha informò che mio fratello riceveva i soldi e li usava per se. Mia sorella ci disse anche che pure lei era molto in difficoltà perché con il bambino piccolo, spesso non aveva nemmeno i soldi per comprargli da mangiare,e mio fratello non aiutava, ricordo una sua affermazione, che mi turbò tantissimo, disse che era arrivata al punto di pensare di buttarsi dal ponte tanto era disperata. Dopo quella riunione fatta nel bar davanti a casa nostra, naturalmente Giovanni apri’ un conto a nome mio e fece arrivare li i soldi, .Quindi ora avevo anche un conto corrente , grazie a Giovanni, e con un interesse attivo altissimo. Naturalmente questo privo’ mio fratello della somma che arrivava a casa, e che lui aveva utilizzato per comperarsi a rate i fucili per andare a caccia. Ora mio fratello non si era accontentato di fucili normali, ma aveva comprato fucili molto costosi, pensando di pagarli con i soldi che arrivavano a me, ma che ora non sarebbero arrivati e lui avrebbe dovuto pagare il tutto di tasca sua. Io prestai qualche soldino che avevo guadagnato lavorando come pittore a mia sorella, perché avesse qualcosa per poter andare avanti almeno per un poco, ora c’era anche mio nipote, ma Giovanni nel frattempo aveva regalato a mia sorella tutta una serie di prodotti provenienti dalle sue farmacie, tra il quale il latte in polvere,biscotti pasta ed altro per il bambino…Io in estate lavoravo nella ditta di pittori, ma guadagnavo poco e quel poco non mi bastava nemmeno per pagare i libri…Stava ormai per iniziare il secondo anno di agraria, ed io vivevo praticamente a casa di Giovanni, un giorno poco prima dell’inizio di scuola passai a trovare mio padre in casa di riposo,ed altra sorpresa, fui informato che il comune aveva mandato una lettera a casa da mio fratello, perché malgrado abitassero a due chilometri dalla casa di riposo ne mio fratello ne mia sorella andavano mai a fargli visita, il sindaco inoltre aveva scoperto le spese pazze di mio fratello, ed aveva deciso che se aveva i soldi per comprarsi fucili e canne da pesca costosi, aveva anche i soldi per mantenere suo padre…..ed aveva ragione, ma mio fratello non aveva nessuna voglia di portarsi a casa papà.. e quindi dovetti farlo io… naturalmente il giorno stabilito andai a prendere mio papà, ed a piedi tornammo a casa con la sua valigia in mano. Avevo preso la decisione di andare a scuola partendo da casa a Cornuda,cosi avrei potuto aiutare mio papà, sperando di farcela, perché non sarebbe stato facile, di questo ne ero perfettamente consapevole.Ero molto dispiaciuto di tornare a casa, avrei dovuto lasciare Giovanni, Luca Luisa e Lucia che ormai erano diventati la mia famiglia. Mio fratello non disse nulla, come se tutto fosse normale. Io continuavo ogni tre mesi a ricevere un piccolo assegno che mi aiutava a tirare avanti. A casa ora eravamo mio papà io mia sorella e mio fratello, più mio nipote piccolissimo. Naturalmente imparai molto presto a cambiare i pannolini, ed a dar da mangiare a mio nipote…mia sorella era brava a scaricare le sue responsabilità, malgrado che io dovessi andare a scuola ed al ritorno dovevo studiare, i compiti erano tantissimi e spesso molto difficili… A Natale mi resi conto che difficilmente potevo continuare a studiare, non avevo lo spazio ed il tempo a casa per farlo,era una impresa impossibile, mia sorella spesso andava a far festa con gli amici, e mi scaricava il bambino. una notte che mia sorella era andata in giro con gli amici non dormii nemmeno un minuto, perché il bambino che forse stava facendo i denti pianse tutta la notte, il mattino dopo era lunedì, dovevo andare a scuola, ma mia sorella non si era fatta vedere, e rimasi a casa per portare il bambino dal medico, che mi disse che era normale che stava facendo i denti, il pomeriggio mia sorella torno’ a casa, e me ne disse di tutti i colori, non avrei dovuto andare dal medico ecc ecc. A Natale poi mi arrivo’ a casa l’assegno e mentre ero al bar davanti casa, per prendere il pane, vidi seduto al bar mio fratello, e mi fece pena, non aveva i soldi nemmeno per fare le feste di Natale, aveva speso tutto per i suoi capricci allora, di tasca mia gli detti 20.000 lire perché potesse andare con gli amici anche mia sorella aveva trovato un lavoro,e decise di farsi tenere il bimbo da una signora sua amica, in cambio di qualche soldino, Avevo capito ormai che la scuola era perduta…non potevo più continuare in quella maniera, e pensai che era il momento di pensare ad un lavoro per poter contare su una entrata per mettere a posto un poco la famiglia.In primavera cominciai a far lavoretti vicino a casa, una signora mi chiese di pitturare un sottotetto in legno, ma i soldi non bastavano mai, in inverno andai a lavorare in un allevamento di visoni, a preparare le pelli, era un lavoro veramente schifoso e sporco, ed i visoni puzzano in maniera incredibile, ma mi permise di prendere un poco di denaro, col quale comprai una lavatrice, che a casa mancava, e me la installai in cucina, di modo che anche in inverno, si poteva usare, e comprai una piccola stufa a colonna, quella che avevamo era molto piccola e non riscaldava molto ed era scassata, questa era una stufa che poteva andare anche a carbone, e sopratutto riusciva a riscaldare tutta la casa l’inverno infatti sembro’ più mite quell’anno, la stufa rendeva parecchio e riusciva intiepidire persino le camere, inoltre con un poco di carbone messo alla sera al mattino la stufa era ancora calda aveva solo un difetto, purtroppo era una stufa a colonna e non si poteva usarla come cucina economica,ma più avanti avrei preso una stufa più grande. Mentre lavoravo a sgrassare le pelli di visoni , avevo ormai 17 anni e Giovanni tento’ di farmi entrare a lavorare in comune a Crocetta del Montello, lui conosceva molte persone del luogo, di cui una persona che lavorava nella sua farmacia, e tramite questa persona, mi fece fare la domanda per essere assunto in Comune. Una sera finito di lavorare, andai senza nemmeno cambiarmi, non facevo a tempo, per presentarmi per il colloquio. Non credo mi abbiano nemmeno preso in considerazione…ero troppo giovane, e puzzavo che mi vergognavo, infatti feci le mie scuse. qualche giorno dopo da un vicino di casa per mille lire comprai anche un vecchio frigorifero, che noi non avevamo,e malgrado le proteste di mio fratello, che lamentava che compravo roba vecchia, il frigo si rivelò molto utile. In istituto aiutando Don Pierino a fare gli impianti, avevo imparato qualcosa, e misi a frutto la mia esperienza cambiando i cavi della corrente che arrivavano in cucina, che erano troppo fini per supportare la corrente della lavatrice e del frigorifero, rifeci tutta la linea con cavi molto più grossi misi delle prese esterne anche per il frigo.Ora la casa era già molto più gestibile, e con la lavatrice potevamo lavare tutta la biancheria che serviva ma io facevo lavori saltuari e non riuscivo a trovare un lavoro fisso, ormai avevo deciso di mollare la scuola, e di tentare di migliorare la famiglia, e di rendere la casa più vivibile. in estate fui invitato a lavorare da un amico presso un albergo ristorante, dove avevano anche dei cavalli, era un posto che era stato famoso, nel passato, perché facevano i Rodei all’americana a cui partecipavano anche gli americani delle basi di Vicenza, poi i proprietari lo avevano venduto ad un arabo perché loro avevano comprato un enorme appezzamento di terra con uno stabile in Emilia Romagna, molto più grande e si erano trasferiti. L’arabo aveva comprato e cominciato i lavori di ristrutturazione, per poi fermarli a metà, forse per mancanza di soldi ed aveva dato in affitto il locale. la zona albergo era da ristrutturare, ma il bar le cucine e le sale erano ancora in buono stato, ed io ed un ragazzo di Bellagio,nei pressi del lago di Garda ci davamo il cambio in cucina ed al bar. All’inizio io ristrutturai le costruzioni che c’erano in legno, poi visto che mi arrangiavo anche a far da mangiare mi misero al bar ed ad aiutare il ragazzo che faceva da mangiare, a fare le pulizie ed a servire in pizzeria ed al bar. Dal ragazzo che faceva il cuoco imparai tantissimo sul fare da mangiare. Avevamo anche una persona che curava i cavalli, e spesso a mezzogiorno facevo da mangiare io per il personale che lavorava li, l’avventura duro un poco, ma sia io che il ragazzo che faceva il cuoco dovemmo mollare perché succedevano cose incredibili in quel posto che ci indussero poi a mollare tutto .Avevamo costruito una grossa clientela, di famiglie che venivano con figli, in parte portavano i figli a fare i giretti a cavallo ma poi si fermavano a mangiare, noi avevamo messo un juke box sotto una tettoia all’esterno e molti ragazzini giovani venivano con le fidanzate ad ascoltare musica a ballare, e la sera si mangiavano la pizza.La domenica era sempre pieno…Ma ci fu’ un intoppo! Io dormivo ormai in una stanza dell’albergo, che era ancora da ristrutturare, ma che aveva cinque o si stanze agibili che io avevo pulito ed arredato con quello che c’era a disposizione. Io alle sette del mattino, in genere dovevo essere in piedi per fare le pulizie e prepararmi per aprire, la sera non avevamo orari, sopratutto perché il gestore la sera con gli amici arrivava sul tardi e rimaneva li a farsi servire anche fino alle tre del mattino. E lui era incaricato di gestire il tutto dall’Arabo che era il proprietario. questa che racconto è una storia vera drammatica che mi ha un colpito molto, e mi ha fatto anche maturare, la racconto perché credo sia importante. Come detto facevo orari molto massacranti, ma mi piaceva per i risultati che ottenevamo, ed ero giovane naturalmente, il ragazzo che con me lavorava come cuoco, aveva fatto il cuoco nelle navi da crociera, lui alla sera se ne andava a casa dalla fidanzata e tornava al mattino verso le dieci, si era trovata anche una ragazza del posto, e naturalmente quando poteva la andava a trovare, ed alla sera dormiva a casa di lei. Io invece aprivo al mattino e chiudevo la sera..che col passare del tempo diventava la notte perché l’incaricato alla gestione dall’Arabo, che aveva pure lui un ristorante, in paese, quando chiudeva il suo ristorante, veniva con altri amici, molti dei quali avevano ambienti o pizzerie, a fare tardi da noi, erano molte le notti che chiudevo alle due o alle tre. Queste persone all’inizio, consumavano, e malgrado mi facessero stare in piedi la notte, ero pieno di energia, e non mi pesava, ma poi…. un bel giorno la cosa prese uno strano giro, cominciarono ad arrivare con gente strana, una sera il proprietario di una pizzeria arrivo con il figlio di otto anni,e dopo mezzanotte sto bimbo moriva dal sonno ma suo padre me lo aveva lasciato li al banco ed era sparito assieme a tutti gli altri, ed io non potevo lasciare il banco perché c’era gente, ho quindi preso in braccio sto ragazzino e lo ho messo a dormire in un divanetto che avevamo al piano rialzato. le ore passavano, il locale era quasi vuoto, ed erano circa le due, il bambino dormiva, ed io ho chiuso il locale per cercare sta gente che era sparita…erano in una stanza dell’albergo che avevo sistemato, lo ho sentito dai rumori ed allora sono tornato giù ad aspettare che arrivassero, e mi sono messo a dormire sul divano vicino al ragazzino, alla quattro del mattino sono arrivati giù dall’albergo si sono presi il bambino e se ne sono andati, a nulla sono servite le mie proteste, si sono messi a ridere e se ne sono andati, con loro una signora strana, ho pensato che si sono divertiti con lei ed ho lasciato perdere…non volevo creare un casino. Ne parlai con l’altro ragazzo, che anche lui era parecchio arrabbiato perché da un poco di tempo arrivavano gli americani dalla basi NATO, e molto spesso creavano risse tra di loro, erano armati, e molto spesso usavano i coltelli durante le risse. Una sera fummo costretti a chiamare i carabinieri, che non potevano assolutamente ne arrestarli ne intervenire, ci spiegarono che solo la polizia della base poteva intervenire.Riuscimmo un poco a risolvere non lasciandoli più usare i cavalli, anche perché fummo costretti ad abbatterne uno giovane per come lo avevano usato. ma mentre sembrava che gli Americani li avessimo eliminati succedeva qualcosa altro che a me’ era sfuggito, ero troppo impegnato al banco ed in cucina per vedere cosa stava combinando l’incaricato della gestione con il suo gruppo di amici. ed il mio collega alle 10 se ne andava a casa della fidanzata e quindi non poteva notare ciò che combinava sto gruppo di disgraziati. La sera questi ” Maiali ” non mi viene altro termine scrivile… sti maiali appunto adocchiavano le giovani coppiette, in genere ragazzini con le fidanzate intorno ai 14 -15 anni e le invitavano a bere, li imbottivano di un cocktail a base di whisky e cocca cola, di modo da farli ubriacare in maniera veloce, poi senza farsi vedere mandavano via il ragazzo e continuavano a far bere la ragazzina che perdeva completamente coscienza, e senza farsi vedere il gruppo andava in albergo con la stessa, e li a turno la violentavano. Io non mi ero accorto di niente, ma purtroppo una mattina mentre facevo le pulizie vidi una ragazzina giovanissima entrare dalla porta che portava all’albergo, piangeva, subito dopo di lei arrivo’ l’amministratore, che mi disse di farle un caffè…. chiesi spiegazioni, ma lui evitò di darmi spiegazioni, provai a parlare con la ragazza ma lui la prese per un braccio, nel frattempo erano entrati i suoi compari e lui mi disse di preparare la colazione per loro, porto’ la ragazzina in macchina e se ne andò.Il resto dei suoi compari, facendo colazione parlarono tra loro, e intuii ciò che era successo, ma mi sembrava strano ed impossibile, erano tutti padri di famiglia…. mi rimase il dubbio. Ne parlai con il ragazzo che lavorava con me, e decidemmo di stare attenti a cosa combinavano sti mascalzoni, ma senza aprire bocca per chiedere spiegazioni avrebbero potuto darci problemi. Non passò molto tempo che le cose si chiarirono. Un mattino alle cinque, stavo ancora dormendo e fui svegliato da urli e rumori forti che provenivano dalla stanza dell’albergo che usavano i disgraziati. Erano urli di una ragazzina, e del gruppo di disgraziati, poi l’amministratore si mise ad urlare il mio nome, mi misi un paio di braghe e corsi nell’altra stanza..erano tutti in terrazza che cercavano di tenere una ragazzina che voleva gettarsi dalla terrazza, La donna che era con loro sembrava divertirsi e rideva, mi precipitai alla terrazza, e li aiutai a tirar dentro la ragazza, chiusi le imposte per evitare che tornasse fuori, nel frattempo tenevo la ragazza assieme a loro, appena finito di chiudere, loro mollarono la ragazza e me la lasciarono a me, loro se la dettero a gambe, io mi ritrovai con la ragazza che si divincolava,e non capivo cosa stesse succedendo, cercai di calmarla e tra un pianto e l’altro riuscii a portarla al bar cercando di calmarla, e ci riuscii, siamo rimasti un paio di ore assieme, e lei mi raccontò cosa era successo… tra un caffè e l’altro, io ero allibito , e continuavo a dirle che non era successo nulla, ma dopo aver capito per bene avevo tentato di raccontarle stupidaggini a cui nemmeno io credevo, lei mi racconto che la avevano invitata col moroso a bere poi dopo aver ubriacato lui fino a che non stava in piedi, lo avevano abbandonato in bagno a vomitare ed avevano portato lei in albergo dove la avevano violentata a turno.Quando si era svegliata si era resa conto di cosa era successo, e voleva uccidersi, quella volta feci le capriole per cercare di smorzare il fatto e me ne vergognai tantissimo, nel frattempo era arrivato il ragazzo che lavorava con me… che mi trovo’ al bar e gli spigai la situazione, anche lui cercò di sminuire i fatti, e la accompagnò a casa…non la rividi più….ma avrei voluto tanto chiederle scusa, non era la cosa da fare, avrei dovuto chiamare la polizia e denunciare il fatto. Dopo aver portato a casa la ragazza io e lui ci fermammo a parlare, eravamo sconvolti tutti e due, ed avremmo voluto andare dall’amministratore e picchiarlo, ma avevamo paura a farlo che potesse farci del male o accusarci di complicità.

Il gruppo per un bel poco non si fece vedere, e quindi riprendemmo il nostro ” tran tran ” giornaliero, ma non dimenticammo mai sto fatto.Purtroppo un mattino mi ritrovai con un’altra ragazza, che al mattino arrivo’ giù dall’albergo con il gruppo,piangeva a dirotto, uno di loro dopo averle offerto il caffè la portò a casa, mentre gli altri fuggivano a casa pure loro, era un lunedì mattino era il nostro giorno di riposo, ero verde di rabbia, quel mattino non feci le pulizie, ma chiamai il mio collega al telefono, dopo poco lui arrivò, e discutemmo per più di due ore giungendo a decidere di mollare tutto, io presi la mia robe e tornai a casa, e lui se ne andò pure lui, ma ci fermammo in caserma dei carabinieri, dove avevamo spiegato a cosa succedeva nel locale. Non fummo mai più contattati dai carabinieri, e la cosa finì così…chissà forse essere amici delle forze dell’ordine ti permette di farla franca, tanto nessuno aveva fatto denuncia, quindi non era successo nulla.L’amministratore mi mandò tramite amici delle minacce, ma poi non lo sentii più, conveniva anche a lui mettere tutto a tacere. Ora ero ancora alla ricerca di lavoro, ma era un periodo di fiacca ci misi molto a trovare lavoro ma trovai tramite dei vicini di casa che avevano una serigrafia, pagavano poco, ma erano abbastanza regolari, anche se non mi misero mai in regola, ma ero entrato nel mondo del lavoro.

Come bevono i cani..?

Sembra che bevano con la lingua….ma non è cosi’

Ho cani ormai da una vita, ed ho notato che bevono slappando con la lingua, solo perché sono costretti, non hanno altra maniera se devono bere da una ciotola, ma se li si porta dove l’acqua è pulita e fresca e corrente usano bere a boccate, e sono bellissimi da vedere, perché sembrano insegnare il valore e l’importanza dell’acqua.Non ci avevo fatto molto caso, ma li portavo spesso nei posti dove l’acqua è pulita corrente e fresca ed avevo notato quanto piacesse loro.non credo sia importante scrivere molto, lascio quindi la testimonianza alle immagini che ho filmato, se avete un cane, fate come me’ cercate un posto con acqua fredda e pulita ed osservate come beve con gusto sembra che la prenda a morsi. la mia lupa mi ha insegnato ad apprezzare l’acqua.

I cani, sopratutto la mia lupa che ora non c’è più, mi hanno insegnato l’importanza dell’acqua, che è la cosa più importante per la vita