Puntata 10) Casa Lavoro, Casa
Inizia cosi un nuovo stile di vita, fatto di lavoro, e di casa, molto spesso mentre ero a casa con mio papa’ si cercava di capire cosa serviva a casa con più urgenza ora avevo uno stipendio, che malgrado fosse misero mi permetteva di portare a casa con regolarità il cibo che serviva ed a comprare qualcosa per completare la casa. Sono riuscito persino a portare papa’ che ci teneva parecchio, a fare un viaggio fino a Monfumo, a trovare il parroco che ci aveva tanto aiutato quando la nostra famiglia era in difficoltà. Prendendo diverse corriere ed infine un taxi con pochi soldi sono riuscito a portare mio papa’ a trovare i suoi vecchi amici, fu una cosa che lo rese felice, e che riuscimmo a ripetere anche un poco di tempo dopo, mio papa’ dovette camminare parecchio, ma anche se alla sera era stanco ne fu’ entusiasta. nei due anni in cui lavoravo in serigrafia, riuscii ad arredare un poco la casa, cambiai letti mio e di mio papa’, sostituendoli con un letto a castello di modo che in camera ci stesse anche un armadio ed un como’. In salotto comprai divano e poltrone nuove un mobile libreria, dove sistemai anche un vecchio televisore. Ora mio fratello non mi derideva più per le cose che compravo, anzi il divano lo usava per farsi dei bei pisolini. Comprai una cucina a gas un nuovo tavolo e con l’aiuto stavolta di mia sorella comprammo una nuova credenza .Andavo a lavorare a piedi erano solo tre chilometri, più tardi ho comprato anche un vecchio motorino, che usavo anche per andare in giro per i boschi. Le liti erano costanti, mi dava fastidio che mi trattassero senza rispetto e spesso mi offendevano,mia sorella poi continuava a trattarmi come se fossi un fesso, solo mio papà continuava a dirmi di avere pazienza, ogni tanto mio fratello dimenticava di pagare la bolletta della luce , e quindi dovevo andare io a pagare ed a far il giro degli uffici dell’enel per far riattivare la linea. Il lavoro era poco pagato. non era un lavoro che mi piaceva era noioso,e chi doveva insegnarmi, non lo faceva e quindi dovevo semplicemente eseguire gli ordini senza imparare,nulla e il lavoro mi annoiava non avevo stimoli, malgrado fossi interessato La casa ora era molto più vivibile, si lavorava tutti, io e mio fratello a mezzogiorno tornavamo a casa a mangiare per ripartire al lavoro fino a sera, a casa rimaneva nostro padre, a cui avevo comprato un portafogli, e gli lasciavo un poco di denaro, di modo che se voleva poteva andare al bar di fronte casa a prendersi le sigarette o a bere qualcosa, ed anche se a volte la signora del bar lo truffava, perché lui ci vedeva poco, lasciavo a lui i soldi di modo che si sentisse un poco indipendente.La sera spesso prima di venire a casa mi fermavo a far la spesa per la famiglia, visto che mia sorella faceva esclusivamente la spesa per se ed il bambino, mio fratello invece manco ci pensava, a volte a mezzogiorno arrivava a casa con il pranzo per tutti preso in una rosticceria in paese e quindi si mangiava o il pasticcio di lasagne, oppure il pollo arrosto. Le cose sembravano anche andare bene, ma mio fratello ne stava combinando un’altra delle sue…. a volte non pagava l’affitto, o almeno non era regolare ed padroni di casa si arrabbiavano molto, e come sempre dovevo io andare a portare i soldi, prendendomi spesso i rimproveri. In generale però le cose erano migliorate, la casa era comoda e calda, e non mancava nulla. ogni tanto andavo a trovare Giovanni e famiglia oppure passavano loro a trovarmi, non ci siamo mai persi di vista, anche se ci si vedeva un poco meno.Luca e Lisa, stavano crescendo in maniera veloce, ed ogni tanto venivano a trovarmi con giovanni e Maria, e si andava sulla neve o a camminare da qualche parte. Poi un giorno mi portarono la loro gatta, perché loro abitavano in condominio, la gattina si chiamava Milly, e passò con me il resto della sua lunga vita. La Milly era una gattina di molti colori era dolcissima, e quando era a casa con giovanni e famiglia, si era lanciata dal terzo piano per uscire, da qui, pensarono giustamente di darla a me che abitavo in una casa con molto verde attorno. La Milly è stata il mio primo gatto, e mi a accompagnato fino al compimento dei suoi 21 anni, ed è stato il primo animale ad accompagnarmi, seguendomi in tante abitazioni, condividendo con me tante avventure.Dopo due anni di lavoro in serigrafia, avevo deciso di cambiare lavoro, la serigrafia non mi piaceva, mi infastidivano i solventi e le vernici, ma decisi di cambiare dopo che il proprietario dell’azienda perse metà della proprietà giocando a carte, e ci siamo trovati con un nuovo datore di lavoro dalla mattina alla sera. Il nuovo proprietario era in gamba, e cominciò subito a ristrutturare l’azienda, ma io avevo paura che anche lui giocando a carte potesse mettere a repentaglio il lavoro e mi misi a girare per trovarne un altro, che mi desse anche uno stipendio migliore. Era un periodo di crisi e non era facile trovare lavoro, a quei tempi ci si presentava nelle aziende, di persona, per chiedere se avevano bisogno di personale,non serviva presentare il curriculum, si parlava direttamente con i datori di lavoro e loro se gli piacevi od erano interessati ti assumevano. La mia richiesta fu presa in considerazione da una fornace di mattoni, parlai con il proprietario, una persona squisita e molto educata, che malgrado io non avessi mai lavorato nel settore, mi assunse dicendomi che il lavoro mi sarebbe stato insegnato in azienda e che avevano bisogno di giovani da addestrare.Ero perplesso, mio fratello aveva lavorato da giovane in una fornace di mattoni, e mi aveva descritto un ambiente infernale.Infatti a casa quando gli dissi che stavo per cambiare lavoro, e che sarei andato a lavorare in fornace, mio fratello mi disse che ero matto che era un lavoro pesantissimo, sporco, che non sarei resistito nemmeno un’ora, e quindi cominciato ad essere preoccupato, poi ho pensato che se non mi fossi trovato bene avrei potuto sempre cambiare, e mi sono tranquillizzato.Un lunedì quindi sono entrato in fornace, per fare il mio nuovo lavoro, e con mia grande sorpresa mi sono trovato subito bene, i miei nuovi colleghi erano tutti simpaticissimi, anche se quasi tutti di oltre cinquant’anni a parte un ragazzo giovane, erano tutti molto simpatici e rispettosi, e la giornata è passata velocemente, malgrado il lavoro fosse più pesante di quello che svolgevo in serigrafia, era molto interessante ed ogni cosa mi veniva insegnata mi veniva spiegata molto chiaramente, ho pensato fosse dovuto alla curiosità per la novità, ma anche nei giorni successivi il lavoro era se, un poco pesante, mi incuriosiva e mi piaceva, ogni tanto dovevo anche andare dove trafilavano i mattoni per preparare i pacchi che andavano in forno, era un lavoro pesante scaricare dai nastri i mattoni per preparare i pacchi che andavano in forno per la cottura, ma i signori che mi aiutavano erano gentili,e l’ambiente sembrava quasi divertente, inoltre quel continuo movimento di sollevamento sembrava più un allenamento per far muscoli, e non mi pesava nemmeno un poco. I lavori erano molti e diversi, e non mi annoiavo, con una compagnia di vecchietti che scherzavano e ridevano tutto il giorno, alla sera prima di andare a casa ci si fermava in un bar a bere qualcosa per chiacchierare e conoscerci meglio. Il proprietario della fornace, era una persona molto intelligente, ed aveva tantissimo rispetto per le persone che lavoravano per lui.la ditta si chiamava Carlo Cenacchi, che credo sia stato il papà dell’attuale proprietario Luigi.Non immaginavo che lavorare in una fornace fosse così interessante, e nel giro di pochi mesi fui messo a fare un lavoro indipendente, nel reparto spedizioni. il signor Luigi aveva comprato un impianto semiautomatico per confezionare i mattoni di modo che fossero pronti per essere caricati e mandati nei cantieri edili. Il prodotto della fornace Carlo Cenacchi, era un mattone diverso dagli altri, sembrava gesso, ed era molto utilizzato nelle ristrutturazioni a Venezia perché non assorbiva l’umidità.ora lavoravo da solo , ogni tanto tornavo dentro a dare una mano a scaricare i mattoni dal nastro, che mi piaceva mi sembra un allenamento, mentre a volte gli uomini che dentro scaricavano, se finivano presto il lavoro venivano nel mio reparto ad aiutarmi o a caricare i camion.Il primo stipendio mi sembrava quasi impossibile, avevo guadagnato un terzo in più che in serigrafia, ed ero felicissimo, ci rimase male solo mio fratello, che pensava me ne sarei andato dopo poco, io invece andavo a lavorare molto volentieri, non solo per lo stipendio ma anche perché imparavo cose sempre nuove, imparai ad usare i carrelli elevatori i trattori, le pale, mi spostavo i camion, ed avevo ormai capito come si facevano i mattoni che può sembrare una cosa da niente,ma invece é veramente un’arte. Dopo di me è arrivato un altro ragazzo, di poco più giovane di me, e diventammo grandi amici. A casa le cose andavano meglio, con i soldi in più che guadagnavo,ho comprato, anche una lavastoviglie, perché lavoravamo tutti ed a casa i piatti toccavano sempre a me, la comprai usata ma andava molto bene, e evitava di stare la sera a lavare i piatti. Poi ho cambiato la lavatrice,comprando una lava-asciugatrice, che oltre a lavare meglio e più biancheria, asciugando non serviva nemmeno più stirarla, ed in inverno potevamo avere la biancheria asciutta anche se fuori pioveva.Erano piccoli passi avanti per tutta la famiglia,che ci permettevano un poco di tempo libero.Il vecchio frigorifero pagato duemila lire, era rimasto nel suo cantuccio …..Ma una domenica mattina, mentre tutti cercavamo di fare tardi a letto per riposarci… mio nipote che ormai aveva quattro anni si alzo dal letto e scese in cucina, chissà, forse gli Angeli Custodi esistono veramente, io ero a letto , e lo sentii scendere le scale di legno, e mi alzai, un bambino da solo poteva farsi male, e quando arrivai in cucina lo trovai attaccato alla maniglia di metallo del frigorifero che stava per essere folgorato, la maniglia a quanto pare essendo di metallo, aveva scaricato la corrente attraverso il suo corpo e lui era scalzo…..ho velocemente staccato la spina, e preso in braccio il piccolo urlando, mia sorella si precipitò in salotto,e si prese un sacco di rimproveri da me, malgrado fosse più anziana stavolta la predica gliela feci io. Non era mai successo ed il frigo lo usavamo da almeno un anno, ma mai a piedi scalzi.Così il Lunedì finito il lavoro passai al negozio di eletrodomestici e comprai un nuovo frigorifero.Ormai le cose andavano abbastanza bene a casa, sembrava che tutto si fosse sistemato, io avevo cominciato a pensare anche ad una casa più grande ,più comoda, e con mio fratello ero riuscito a parlare di comprare la casa dove abitavamo, ingrandirla ristrutturarla, cominciavamo a pensare di fare qualcosa di grande, ma come sempre il diavolo ci mise la coda. Mio fratello molte volte non pagava l’affitto,ed i padroni di casa ora si erano stancati e gli avevano intimato lo sfratto, ma lui non ci aveva detto niente. Noi non sapendo nulla non ci siamo nemmeno preoccupati, e malgrado io fossi andato a vedere di trovare una casa più comoda, quando andavamo per vederla con lui o mia sorella, o non gli piaceva oppure era troppo lontana dal lavoro, mai che mi abbia detto quale era la situazione.In primavera grazie alle conoscenze di Giovanni, riuscii a portare mio papà per operarsi anche l’altro occhio da un chirurgo bravissimo, quando gli avevano operato il primo occhio di cataratta, era dovuto stare circa venti giorni in ospedale, mentre questo occhio lo operarono e lo mandarono a casa il giorno dopo, e mentre il primo occhio abbisognava di lenti il secondo non servivano, miracoli dell’evoluzione in pochi anni della chirurgia oftalmica,e così anche mio papà migliorò la sua vista.Mia sorella lavorava in una fabrica di suole ed al mattino portava mio nipote da una signora che lo teneva fino a sera, il sabato e la domenica stava con me e mio padre, perché spesso mia sorella andava fuori con i suoi amici. Mio nipote stava volentieri con noi, lo coccolavamo e giocavamo con lui…poi quando tornava mia sorella all sera, cambiava, e ci faceva i dispetti, era molto condizionato da sua mamma, che ci trattava male e con maleducazione, ed anche lui in sua presenza copiava il comportamento di sua mamma.In quel periodo le cose andavano bene, anche mio fratello si trovò una ragazza , con grande soddisfazione di mio papà che ci teneva tantissimo a vederlo sposato. mia sorella invece aveva uno spasimante un signore di nome Daniele che se ne era innamorato, e che veniva spesso a trovarla, portando regali anche a mio nipote. Mia sorella aveva però un brutto carattere, ed era molto fredda nei suoi confronti. Più tardi cominciarono anche ad uscire assieme, e Daniele mi confesso che avrebbe voluto sposarla, io gli risposi che ne ero felice, ed era vero, ma gli dissi anche che mia sorella aveva un brutto carattere, e non sarebbe stato facile… io con lei ne avevo passate di tutti i colori, e le offese che ho dovuto sopportare erano tantissime, ma speravo tanto che anche lei potesse cambiare, e farsi una vita serena.Mio padre era felice perché sperava di vedere sia mio fratello che mia sorella sistemati, ma anche lui era preoccupato per il caratteraccio di mia sorella che non aiutava. Poi un giorno mio fratello passando per casa presento’ la sua ragazza a mio padre, rendendolo felice, tanto che quel giorno non fece altro che parlarmi di quanto era bella e quanto fosse felice di averla conosciuta, mio fratello lo aveva reso felicissimo, non avevo mai visto mio papà cosi felice, e mi sorprese, non immaginavo ci tenesse così tanto a vedere mio fratello sposato. Noi in casa non avevamo doccia o vasca e si faceva il bagno nel mastello, io aiutavo mio papà a farsi il bagno, e cominciai a notare che era dimagrito tanto, ma lui mi sembrava stesse bene, e non gli dissi nulla del fatto che era dimagrito, e pensai che fosse dovuto al fatto che col caldo in estate era abbastanza normale che dimagrisse, ma mangiava con appetito, e mi sembrava tranquillo, nel frattempo però mi ero preoccupato un poco, ma non volevo dirgli nulla….ma lo controllavo ed ogni volta che lo aiutavo a farsi il bagno lo guardavo per capire, avrei dovuto comprare una bilancia, e controllare, ma temevo di essere troppo apprensivo e per un poco lasciai perdere, non volevo rompergli le scatole.
